Robot ospedalieri:

cosa ci attende in futuro?

Valerio Maria Paolozzi

Valerio Maria Paolozzi

Associato Area Comunicazione

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Indice

I robot nell’immaginario collettivo

Nel 1920 veniva pubblicata l’opera teatrale “RUR” dell’autore cecoslovacco Karel Čapek, coniatore  del termine robot; a 101 anni di distanza dalla nascita della suddetta parola, i robot sono più che mai parte della nostra vita, grazie ovviamente anche al processo tecnologico. A partire dall’uso industriale, a quello cinematografico/ludico o di intrattenimento come i fumetti, manga e romanzi fantascientifici, i robot hanno occupato uno spazio consistente nell’immaginario collettivo.

 In tempi recenti, soprattutto grazie allo sviluppo dei mezzi tecnologici, possiamo affermare che l’utilizzo di dispositivi robotici sia diventato sempre più pervasivo, al punto che non ci si meraviglia più qualora si dovesse vedere un’aspirapolvere completamente automatizzata girare per casa, o magari un apparecchiatura riprodurre la nostra playlist musicale preferita tramite semplice comando vocale.

Le novità non finiscono qui; nei prossimi anni, vedremo sempre più robot persino negli ospedali, dispositivi di tutti i generi con compiti diversificati fra loro. In realtà di robot negli ospedali ce ne sono già tantissimi.

La chirurgia robotica è ormai prassi quotidiana in moltissime strutture sanitarie del mondo e in Italia, di robot umanoidi se ne vedono ancora pochi, ma fra qualche anno saranno una presenza costante in ambito sanitario.

Robot & ospedali

Nel 2016 vi è stato il debutto come receptionist in alcuni ospedali del Belgio del Robot Pepper, che grazie alla sua intelligenza artificiale è stato in grado di aiutare pazienti e visitatori a orientarsi all’interno della struttura presso cui si trovava.

A partire dall’Aprile del 2017, un esemplare di Pepper robot ha lavorato anche nella clinica pediatrica dell’Ospedale di Padova, in qualità di intrattenitore di bambini, riuscendo positivamente nel compito assegnatogli.

Vi sono inoltre altri  tipi di robot umanoidi, che tuttora si stanno testando, come Romeo robot o R1 robot, che potrebbero essere i futuri operatori per anziani, gli ospiti di strutture sanitarie e case di riposo.

Grazie ai robot per la telepresenza un robot in ospedale può essere invece uno strumento importante per un medico che si trova anche a migliaia di chilometri di distanza. I pazienti non dovranno spostarsi dalla loro città per raggiungere uno specialista di cui hanno bisogno e il medico potrà visitarli proprio avvalendosi di piattaforme robotiche sempre più sofisticate, in grado di fornirgli ovunque si trovi tutte le informazioni di cui necessita.

Tale tipo di strumento è stato utilizzato inoltre presso diverse strutture ospedaliere in giro per il mondo durante l’attuale pandemia da COVID-19; gli avatar robotici in telepresenza sono dispositivi che aiutano i pazienti  in isolamento, a comunicare con i loro parenti senza esporre a rischio lo staff sanitario e i propri cari al rischio del contagio.

In Italia ad esempio,  sono stati introdotti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, la Azienda USL Toscana Nordovest di Massa-Carrara e il Centro Polivalente Anziani Asfarm di Induno Olona, nel Varesotto, i primi tre robot di questo tipo. Dall’altro lato del globo invece, più precisamente negli Stati Uniti d’America, si usa il cane robotico Spot: il Brigham and Women’s Hospital di Boston ha iniziato ad usufruire dei servizi del prodotto industriale della Boston Dynamics, sfruttando il suddetto avatar come assistente ospedaliero per l’emergenza coronavirus.

L’ospedale americano ha impiegato il robot, opportunamente modificato con la collaborazione del MIT, il Massachussetts Institute of technology di Boston, per la prima fase di triage dei pazienti sospettati di avere casi meno gravi del virus: con un iPad il medico ha proceduto ad intervistare a distanza il possibile contagiato, evitando dunque di esporsi al rischio in prima persona.

Non solo Boston, Spot si trova anche a Singapore, nel centro di isolamento di Changi, dove ogni stanza dispone di monitor per il controllo della pressione sanguigna e di altre attrezzature mediche per la gestione sanitaria da remoto, mentre i robot portano i pasti e forniscono servizi di teleconferenza per ridurre i contatti tra malati e operatori.

E che dire dell’India? Anche in questo caso, ai fini del contrasto della pandemia, sono stati sviluppati otto robot per svolgere diverse mansioni negli ospedali, saturati per via dell’aumento di pazienti Covid. Tre di questi esemplari robotici sono stati impiegati a Bangalore, tra i vari compiti si sono registrati quelli di pulizia delle superfici,  di risposta alle domande dei pazienti, e di assistenza agli operatori sanitari.

Tra tutti i modelli realizzati, il più utilizzato è Mitra, ‘amico’ nella lingua locale hindi, impiegato all’ingresso dell’ospedale Yatharth di Noida e nel reparto di terapia intensiva. Si tratta di un modello del valore di circa 10 mila dollari e dispone della tecnologia di riconoscimento facciale che gli permette di riconoscere i volti dei pazienti associandoli al loro nome, può inoltre muoversi all’interno di un ospedale in modo indipendente, aiutando i pazienti a connettersi con la famiglia ed i medici attraverso le sue telecamere ed uno schermo video presenti sul suo petto.

Prezioso anche, si è rivelato l’aiuto di MiR, Mobile Industrial Robots, che all’interno degli ospedali in cui è stato utilizzato, si è occupato del ritiro e della consegna dei rifiuti dai reparti al punto di raccolta di questi, del ritiro dei campioni di sangue e deposito al laboratorio di analisi, della recapito della posta, dell’assistenza agli infermieri nella somministrazione delle terapie e l’affiancamento degli operatori nella distribuzione dei pasti. MiR, fa parte dei bot mobili autonomi (AMR) i quali rappresentano il sistema più veloce e sicuro per effettuare le consegne ed i trasporti ripetitivi, la peculiarità di questi dispositivi però è quella di essere adoperati anche nelle sale operatorie, dove possono svolgere compiti di assoluta utilità garantendo la fornitura continua dei ferri chirurgici sterili e riportando all’autoclave quelli da sterilizzare.

In sintesi, è chiaro come molti ospedali nel mondo stiano adottando tecnologie innovative,  dai robot all’intelligenza artificiale, a causa della carenza di personale e dei tempi difficili causati dalla pandemia. Tutto ciò si traduce inevitabilmente come opportunità per moltissime aziende e startup, che sviluppino o rinnovino software, che producano robot e così via dicendo. La frontiera è sicuramente aperta ed accessibile a quelle imprese che abbiano voglia e risorse per mettersi in gioco ed occupare un segmento di mercato ancora non maturo. Il futuro della robotica resta senz’altro un terreno affascinante da seguire.

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