Disney store Italia:

la fine di un sogno

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Danica Campo

Associato Area Comunicazione

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E’ una storia, sai, vera più che mai …” e no, non si parla della Bella e la Bestia, ma della botta in testa data da Disney. A cose ormai fatte, arriva la notizia della chiusura dei 15 Disney Store in Italia: la catena internazionale ha deciso di chiudere i suoi punti vendita, con una comunicazione alle organizzazioni sindacali Filcams, Cgil, Fisascat, Cisl e Uiltucs. Un sogno infranto, per chi, ogni volta che andava nelle grandi città, come Milano, era tappa obbligatoria, per sognare e tornare bambini. Ma ancora di più, un sogno infranto per i 230 dipendenti lasciati a casa di punto in bianco.

A marzo, Disney aveva annunciato la chiusura di almeno sessanta negozi in Nord America, ma a quanto pare sta allargando gli orizzonti, perché oltre l’Italia, è prevista la chiusura degli store in tutta Europa. Chiusure che non sono legate alla pandemia in corso, ma bensì a una scelta propria del brand mondiale. E allora ci si domanda “perché questo cambio di strategia?”.  Si punta tutto sull’e-commerce, realtà che ormai sta prendendo sempre più piede, e con l’emergenza sanitaria in atto sta acquistando una più ampia fetta del mercato. Già in altre occasioni, Disney aveva dimostrato di saper prevedere la direzione che prenderanno i mercati, e questa chiusura è un segnale che puntare sulle vendite online è certamente più conveniente. Pensare che Disney ha lanciato il suo sito e-commerce soltanto nel 2018!

Disney, quindi, ci sbatte le porte in faccia, o meglio, ci apre un portale. 

E ora è guerra per i dipendenti lasciati per strada: ore di sciopero a livello nazionale, ore di silenzio, ore di protesta. Immediata la reazione dei sindacati, 

che tenteranno di percorrere la strada della cessione delle licenze, di definire un accordo sull’incentivo all’esodo volontario e di attivare percorsi di politiche attive per rilocalizzare i dipendenti lasciati a casa. Ma si sta ancora attendendo la procedura di licenziamento collettivo, per chiarire e partire con la fase di confronto sindacale, prevista dalla normativa italiana.

E intanto si protesta nelle città italiane: si vedono dipendenti (ex) davanti al negozio di Corso Vittorio Emanuele a Milano, a piazza Montecitorio a Roma, a Firenze. In ogni città dove quel negozio era meta per bambini e non solo, anche per gli adulti. Come parodia, si protesta facendo un vago cenno alla Disney, con fogli che incitano al “Dis…astro!”. O, Fisascat che dice “Non vogliamo castelli, non vogliamo sognare, vogliamo lavorare”, o ancora “Prima figli di una grande famiglia, ora orfani senza futuro”, con Stich, grande protagonista dei cartoni animati Disney, con il volto triste. Una situazione certamente non facile, considerando che la crisi pandemica continuerà a produrre effetti negativi per ancora un bel po’ di tempo. 

E se ci si mette anche il principe azzurro con il bacio senza consenso a Biancaneve, la Disney, ormai sta andando avanti a passi indietro. Ed è così, che la grande favola finisce e ci si sente un po’ tutti Tristezza di Inside Out.

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